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La Storia di S. Michele
Il culto di S. Michele ebbe una particolare diffusione agli inizi del V secolo con l’avvento dei Longobardi, specialmente nell’Italia centro-meridionale; c’è da ricordare il celebre santuario di San Michele al Gargano. Il culto di San Michele fu fortemente agevolato dalla rappresentazione guerresca del Santo. I Longobardi si sforzarono di trasformare i culti tipicamente orientali, legati ad oggetti religiosi
e taumaturgici, in un culto con una funzione etnica e guerriera. Infatti, secondo le tradizioni S. Michele sarebbe apparso sul Gargano nel 647 e avrebbe determinato la vittoria del duca di Benevento,sui predoni provenienti dal Mediterraneo occidentale. La diffusione del culto di S. Michele nella Sabina, soggetta al ducato di Spoleto,determinò la costruzione di numerosi edifici sacri dedicati al culto di San Michele. Nella diocesi di Rieti, su 761 edifici religiosi, 52 erano intitolati a S. Angelo. Nella Sabina longobardi il santuario rupestre del Tancia (Monte San Giovanni) ebbe anche una enorme importanza economica per tutta la zona della bassa Sabina.
Perché il santuario di Varco. La diocesi di Rieti è caratterizzata da un’economia con forte accentrazione silvo-pastorale e quindi da una maggiore rilevanza dei fenomeni connessi con la transumanza (dall’Abruzzo verso la pianura romana). Il santuario di Varco ricalca fedelmente il modello garganico, legato intimamente al rapporto tra grotta ed acqua. Sanctus Angelus de Varco, nel 1252, era inclusa tra le chiese del territorio dell’antica diocesi di Amiterno, poi unite a quella dell’Aquila.
Nell’elenco le chiese dedicate a S. Angelo sono n. 50.
MI-KA-EL = Chi (è)come Dio ?
Un grido di guerra contro il drago.San Michele è il culto della montagna, difensore della salubrità delle acque e dell’aria. E’ un giovane armato e severo, condottiero di avventure transumanti. Brandisce la spada di fuoco, innalza la bandiera della vittoria contro le oscurità profonde delle caverne e libera dal male il cuore dell’uomo. MI-KA-EL= un grido di guerra , una verità terribile che schiaccia il drago, una domanda tagliente come la lama che gli arma la mano destra. “Quis ut Deus!” A Dio hanno osato ribellarsi satana e i suoi angeli. L’Arcangelo è sempre la guida e il compagno più affidabile per il cammino spirituale, il garante della salubrità dei luoghi, in particolare delle acque sorgive e di palude ( come era la pianura di Rieti fino al Console Curio Dentoto che aprì l’attuale Cascata delle Marmore in prossimità di Terni).S. Michele è l’uccisore dei draghi e dei grandi serpenti acquatici. Sul monte Tancia ha compiuto un miracolo mirabile: nella pianura paludosa sotto il castello di Consigliano ha ucciso un drago pestifero. San Michele strenuo difensore della fede e guida dei nostri passi, spesso lenti e vacillanti ci guida verso la luce divina che non conosce tramonto. Nelle leggende medioevali S. Michele con la fiamma sfolgorante della spada custodisce la via dell’albero della vita ,per impedire ad Adamo ed Eva di rientrare nel Paradiso Terrestre e, insieme a Gabriele, sono amici e stretti alleati del genere umano, con l’incarico di proteggere il popolo di Dio.

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